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Annotazioni #3

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  Sulla questione «borghesia» e critica della società borghese ritengo importante un chiarimento fatto genericamente molto poco. Il problema non è la borghesia in sé, ma una società che, nata dal predominio borghese dopo la Rivoluzione francese, ha esasperato e reso sovrani taluni tratti del carattere borghese (individualismo, economicismo, rampantismo, un certo conformismo) facendone tratti distintivi e ineludibili di ogni angolo della società. Sintetizzando possiamo dire che il problema è la borghesia come " arché " socio-culturale, non come classe sociale in sé. Presso certi ambienti invece un certo atteggiamento "anti-borghese" si spinge ai trecentosessanta gradi, passando a mio avviso grossolanamente dalla parte del torto. Scriveva un Gómez Dávila (che pur non le mandava a dire nella stigmatizzazione della "società borghese") che «senza ombra di dubbio, l' ethos borghese in sé e per sé è uno dei tratti che hanno contribuito alla grandezza dell...

Il grande brigantaggio

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In alcune delle pagine migliori del suo capolavoro " Cristo si è fermato a Eboli " (1942), Carlo Levi indaga lo sguardo dei contadini lucani di Aliano ( Gagliano ) sulla storia. " I contadini di Gagliano non si appassionavano alla conquista dell’Abissinia, non si ricordavano più della guerra mondiale e non parlavano dei suoi morti: ma una guerra era in cima ai cuori di tutti, e su tutte le bocche, trasformata già in leggenda, in fiaba, in racconto epico, in mito: il brigantaggio. Sono le guerre combattute sotto i loro neri stendardi, senz’ordine militare, senz’arte e senza speranza: guerre infelici e destinate sempre ad essere perdute; feroci e disperate, e incomprensibili agli storici. La guerra dei briganti è praticamente finita nel 1865; erano dunque passati settant’anni, e soltanto pochi vecchissimi potevano esserci stati, partecipi o testimoni, e in grado di ricordare personalmente quelle imprese. Ma tutti, vecchi e giovani, uomini e donne, ne parlavano come di cosa...

Piccolo caporale

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" Ai posteri l'ardua sentenza ". Forse siamo ormai abbastanza "posteri" da poterci domandare se fu o no " vera gloria ". Napoleone è stato, a monte di ogni giudizio politico di valore, indiscutibilmente uno di quei pochi personaggi che riescono a conquistare la storia, a farsi non solo emblema d'un'epoca ma dell'idea comune stessa della "storia". La famosa frase sul cavallo bianco , che è ogni tanto di Alessandro Magno, ogni tanto di Cesare e ogni tanto di Napoleone, testimonia come nel linguaggio e nella concezione comune Napoleone sia ormai sinonimo non solo della sua epoca a cavallo tra Settecento e Ottocento, Rivoluzione e XIX secolo, ma dell'idea stessa della "storia". Questo rende impegnativo formulare un giudizio completo, ma anche più interessante.  Ciò detto,  Napoleone Bonaparte  nasce ad Ajaccio nel 1769, un anno dopo il suo passaggio alla Francia da parte della Repubblica di Genova. La stessa nascita còrs...