Annotazioni #3
Sulla questione «borghesia» e critica della società borghese ritengo importante un chiarimento fatto genericamente molto poco. Il problema non è la borghesia in sé, ma una società che, nata dal predominio borghese dopo la Rivoluzione francese, ha esasperato e reso sovrani taluni tratti del carattere borghese (individualismo, economicismo, rampantismo, un certo conformismo) facendone tratti distintivi e ineludibili di ogni angolo della società. Sintetizzando possiamo dire che il problema è la borghesia come "arché" socio-culturale, non come classe sociale in sé. Presso certi ambienti invece un certo atteggiamento "anti-borghese" si spinge ai trecentosessanta gradi, passando a mio avviso grossolanamente dalla parte del torto. Scriveva un Gómez Dávila (che pur non le mandava a dire nella stigmatizzazione della "società borghese") che «senza ombra di dubbio, l'ethos borghese in sé e per sé è uno dei tratti che hanno contribuito alla grandezza dell'Occidente», ammonendo che «negare alla borghesia le sue virtù significa cadere nel più comune e frivolo dei suoi vizi» (e qui si potrebbe notare come la hegeliana "coscienza infelice borghese" sia stata dalla Rivoluzione ad oggi la maggior fonte di critica radicale o socialista della società borghese; e ad inizio secolo gli stessi anti-borghesi nazismo e fascismo nascono per certi versi da questa fonte). I mali derivano dall'assunzione da parte dell'ethos borghese, che di per sé contiene elementi di chiaro valore (abnegazione, duro lavoro, anche un certo vecchio spirito imprenditoriale e capitalistico), di un primato che non gli compete, scalzando l'elitismo di valori di taglio «aristocratico» e producendo la società industrializzata e massificata moderna con le sue aberrazioni. La proverbiale (in negativo) borghesia vittoriana di metà Ottocento è il primo prodotto compiuto delle rivoluzioni borghesi di fine Settecento. Ma oggi la situazione è ad uno stadio parecchio successivo. Longanesi notava come già nel secondo dopoguerra in Italia la vecchia borghesia stesse scomparendo, così come quel bel vecchio popolo di provincia e di campagna. Tutto assorbito nei primi presupposti degli anonimi e non meglio caratterizzati «ceti medi» che popolano le strade urbane e suburbane della nostra civiltà occidentale del Duemila.

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