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Milieu d'anarchia

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La prima menzione della parola  « anarchia »  ammonta ai " Sette contro Tebe ", in bocca alla fiera Antigone che rivolgendosi alla folla proclama di non aver " vergogna di mostrare alla città quest'atto di anarchia ", riferendosi alla determinazione nel seppellire il fratello nonostante la proibizione posta dai governanti. L' « anarchia »  di cui parlarono in quest'occasione Eschilo e Sofocle era pertanto un fiero sentimento di ribellione individuale all'organizzazione collettiva nel nome di qualcosa di più alto, incomprensibile al freddo cuore dello Stato (" il più freddo di tutti i mostri ", per Nietzsche). Da quest'origine letteraria, il termine passa alla  politeia , assumendo un connotato spregiativo: tanto Platone quanto Isocrate ne parlano come dello stato più degenerato possibile della convivenza comunitaria e sociale, coincidente col tramonto di ogni autorità " che s'insinua nelle dimore private e si estende fino alle ...

Il Che tra guerriglia e T-shirt

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Il 14 giugno 1928 nasceva l'argentino Ernesto Guevara de la Serna , soprannominato Che Guevara (o anche solo il Che ) per via di un intercalare che usava spesso nella sua parlata. Passato alla storia quale rivoluzionario comunista e terzomondista, principale artefice, assieme a Fidel Castro , della rivoluzione cubana  culminata nella nascita della Cuba socialista nel 1959, Guevara sarà destinato per paradosso a diventare un'icona pop del grande consumismo capitalista, campeggiante su ogni T-shirt radical-chic che si rispetti. Un'icona mediatica e consumista paragonabile solo al logo della Coca-Cola. In ciò, pur senza sua colpa (non osiamo immaginare cosa penserebbe dinanzi allo spettacolo), Che Guevara è l'ideale metafora della degenerazione del comunismo nel " partito radicale di massa " post-moderno.  Eppure, nella sua breve vita piena di avventura come di ombre, Che Guevara rimane emblema più tipico di quello slancio idealistico spinto financo al martirio c...

Il 2 giugno e la monarchia

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È il 2 giugno. In Italia, le feste civili comandate non hanno mai suscitato entusiasmo generale, e sono generalmente condite di una retorica dozzinale e insopportabile. La retorica c'è laddove manca il sentimento autentico, ed è così da sempre. Lasciate dunque che questo 2 giugno io, oltre alla testa, provi a far parlare un po' anche il sentimento autentico (quello mio personale, ben inteso).  Il 2 giugno 1946, ci informa la retorica mediatica, " gli italiani furono chiamati a scegliere tra repubblica e monarchia, per la prima volta coinvolgendo le donne, e scelsero molto bene esprimendosi a favore della repubblica ". Grattiamo la retorica e guardiamo il fatto. L'Italia che andò alle urne 77 anni fa era un paese distrutto: una guerra persa e una guerra civile lacerante ne avevano sbranato le viscere, e gli odi politici di partito seguitavano a dividerla.  Il referendum istituzionale era inevitabile, con il potere politico nelle mani di partiti antifascisti in mass...