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Annotazioni #2

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Coesistono nel socialismo due aspirazioni ben distinte e in intima tensione tra loro, l'una da respingere e l'altra da accogliere, e senza operare questa distinzione è impossibile fare un discorso appropriato su socialismo e comunismo. La prima è una aspirazione  escatologica , ed è l'anima più vera e propria dell'ideologia e del movimento socialista, molto più antica della sua nascita ufficiale. Essa nasce dal sospiro del romanticismo sociale d'ogni tempo, dalla velleità egualitaria di vedere un mondo livellato e privato delle sue disuguaglianze gerarchiche e della sua stessa intrinseca infelicità. Non è lontano dal vero chi ha visto in ciò una secolarizzazione della speranza escatologica delle prime generazioni cristiane, rimasta implicita nella religione dei secoli successivi (le cui eresie, non a caso, hanno spesso assunto connotati proto-socialisti rivendicati dallo stesso Engels). Si tratta di sospiro d'intellettuale, non di povera gente: da che mondo è mo...

1922 - Rivoluzione all'italiana

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Durante il Ventennio, il 28 ottobre era festa nazionale, in quanto anniversario della rivoluzione fascista . Longanesi sosteneva che gli italiani pensano di poter fare la Rivoluzione col permesso dei carabinieri, e il caso calza a pennello, perché quella del 28 ottobre fu una vera rivoluzione all'italiana: una rivoluzione in vagone-letto , quello preso da Mussolini la sera del 29 da Milano per giungere a Roma la mattina del 30 e poter così accettare l'incarico di formare un nuovo governo direttamente dalle mani di Sua Maestà.   Questa fu la vera "rivoluzione fascista" che consentì il formarsi del ventennale Governo Mussolini: un affare di palazzo, che portò il Re a temporeggiare sullo stato d'assedio consigliato dal primo ministro Facta nei confronti delle camicie nere adunatesi a Roma, per poi defenestrarlo e assegnare l'incarico governativo al leader del partito di quelle camicie nere. Diceva d'altronde sempre Longanesi (" In piedi e seduti ", ...

Milieu d'anarchia

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La prima menzione della parola  « anarchia »  ammonta ai " Sette contro Tebe ", in bocca alla fiera Antigone che rivolgendosi alla folla proclama di non aver " vergogna di mostrare alla città quest'atto di anarchia ", riferendosi alla determinazione nel seppellire il fratello nonostante la proibizione posta dai governanti. L' « anarchia »  di cui parlarono in quest'occasione Eschilo e Sofocle era pertanto un fiero sentimento di ribellione individuale all'organizzazione collettiva nel nome di qualcosa di più alto, incomprensibile al freddo cuore dello Stato (" il più freddo di tutti i mostri ", per Nietzsche). Da quest'origine letteraria, il termine passa alla  politeia , assumendo un connotato spregiativo: tanto Platone quanto Isocrate ne parlano come dello stato più degenerato possibile della convivenza comunitaria e sociale, coincidente col tramonto di ogni autorità " che s'insinua nelle dimore private e si estende fino alle ...